L’insostenibile leggerezza dell’essere social

Bellissima questa riflessione di Silvana Giannuzzi: <<L’insostenibile leggerezza dell’essere social.

Se riduciamo il nostro consenso siamo degli idioti. Se lo guadagniamo è merito di qualcun altro. Se lavoriamo in silenzio lasciando le interviste ad altri, non ci facciamo valere. Se affermiamo con forza i nostri valori e poniamo programmi sul tavolo per il bene del paese, stiamo dando ultimatum, siamo immaturi e mettiamo a rischio il governo. 

Se lasciamo andare i ruoli di massimo potere preferendo dar vita ad un progetto condiviso e stabile, siamo dei deboli. Se rivendichiamo ruoli di rilievo e legittimo controllo del progetto per cui stiamo mettendo a rischio tutta la nostra storia, siamo poltronisti. Se prendiamo decisioni direttive, tradiamo i principi della partecipazione. Se interroghiamo i nostri iscritti, siamo turisti della democrazia…E si potrebbe continuare davvero all’infinito…

Il punto è che la verità non si nutre dell’interpretazione dell’istante, ma dello sguardo sull’istante all’interno di uno spazio lungo (e largo) che comincia molto indietro nel passato e finisce molto avanti nel futuro, e sta pure parecchio ai lati, e lo sanno o dovrebbero saperlo molto bene i giornalisti. E dovrebbero a dire il vero impararlo tutti coloro che volessero mettere nero su bianco in pubblico parole proprie.

Si chiama narrazione, è quella contestualizzazione del fatto nella sua storia, che consente la più corretta interpretazione delle ragioni che stanno dietro al fatto stesso. Perché i fatti privi della loro contestualizzazione non valgono niente, non hanno di per sé alcuna valenza, prendono senso solo all’interno di una storia. 

Se ad esempio vedi un uomo steso in terra, non puoi saperne il perché se non ti informi su quello che è accaduto prima. Ma se pretendi di giudicarlo ugualmente solo stando a quello che vedi, potrai indistintamente affermare che è caduto, è morto, sta dormendo, è svenuto, si è steso per riposare, sta protestando, vuole sentire l’energia di madre terra…Eccetera eccetera. Dipenderà dal tuo umore momentaneo, dalle tue immagini mentali, dalle tue convinzioni.

Quando a un fatto puntuale diamo un senso preciso, ma senza segnarne il contesto, lo stiamo rivestendo consapevolmente o no, solo delle nostre emozioni. Del carico emotivo delle nostre vite in un determinato momento. Delle nostre simpatie o antipatie, delle nostre proiezioni della realtà. Non della completezza della “sua” realtà. 

Ora, dopo decenni di cattivissima televisione, di parecchia pessima stampa, che hanno legittimato il pensiero “breve” -più che debole- e con l’avvento dei social, che hanno reso facile la sua circolazione, il pensiero breve la fa ormai da padrone.

Ma andrebbe avvertito, e un giorno possibilmente generalmente compreso, che dire la qualunque su qualsiasi inezia a partire dalle proprie più basse e momentanee pulsioni continua oggi, come ieri, a non costituire né verità né bellezza…>>

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