Crisi Ex ILVA

Non avrà la soluzione in tasca, ma qui s’è fiondato.

Giuseppe Conte è il Presidente del Consiglio che, forse, sta affrontando la più grave crisi industriale d’Italia degli ultimi due decenni: quella dell’ex Ilva, o Arcelor Mittal, chiamatela come volete. E nessuno vorrebbe essere al suo posto di fronte a una tragedia che si consuma giorno dopo giorno sulla pelle di una città.

Eppure, gli va riconosciuto: da quando è esplosa la vicenda-Ilva (datiamola luglio 2012, a voler esser buoni), è l’unico premier che sia sceso a Taranto immergendosi tra operai, cittadini e una selva di giornalisti che forse neppure al G7.

E ad appena 48 ore dall’aspro confronto con Mittal e a 24 dal vertice con Istituzioni locali e parti sociali. Senza cravatta d’ordinanza.

Lo ha fatto rompendo qualunque protocollo e mettendo a dura prova il servizio di sicurezza preparato dalle forze dell’ordine.

Con coraggio ha affrontato improperi, accuse, urla, esasperazione.

Ha provato ad ascoltare più gente possibile davanti ai cancelli dell’ex Ilva, talvolta ha pure moderato gli interventi stretto com’era nella morsa di telecamere, agenti di scorta e folla. Per oltre un’ora.

Propaganda? Può darsi, ma ci ha messo la faccia nella fase più buia di questa vicenda. E non è poco.

Sì, gliene va dato atto. Non s’è barricato in Prefettura protetto da zona rossa e blindando la città.

Ha parlato in fabbrica, ha accettato l’invito non previsto dei sindaci della provincia. Insomma, non s’è tirato indietro accollandosi per intero e senza trincee alzate la responsabilità di un dramma.

Chapeau, presidente. Qualunque sia il futuro dello stabilimento. E della città.

dal Corriere di Taranto

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