Interrogazione caso Ericsson

Interrogazione caso Ericsson

ericssonHo chiesto ai Ministri Poletti e Calenda (Lavoro e Sviluppo Economico), di attivarsi per scongiurare il pericolo della nuova ondata di licenziamenti collettivi in Ericsson (375 previsti tra la fine del 2016 e il 2017).

Il gruppo Ericsson in Italia, a partire dal 2007, ha già licenziato 1850 dipendenti.

L’azienda, come contestato dagli stessi sindacati, sta opponendo una totale indisponibilità a prendere in considerazione strumenti alternativi al licenziamento, di tipo solidaristico o migliorativi dell’efficienza interna che potrebbero essere fortemente risolutivi.

Questi ultimi infatti, in particolare, potrebbero essere efficaci per accontentare tutte le parti, per consentire recupero di competitività per l’azienda ed evitare i licenziamenti al tempo stesso. Parliamo di internalizzare le attività, smettendo la delocalizzazione; riqualificare il personale (Ericsson preferisce licenziare e riassumere sfruttando i vantaggi fiscali); ridisegnare il sistema degli incentivi interni (si continuano ad erogare lauti premi ad alcuni mentre si licenziano altri); rivedere la composizione dell’organico (al momento con un dirigente ogni 10 lavoratori); ecc. Ericsson insiste purtroppo nella totale indisponibilità a qualsiasi trattativa che non preveda esclusivamente licenziamenti collettivi forzati.

Il ricorso a continui licenziamenti collettivi, provoca danni enormi, immediati e di lungo corso. Da una parte evidentemente ha oggi un impatto sociale devastante, in particolare abbinato alle recenti modifiche al sistema pensionistico. Dall’altro provoca un inevitabile deficit di professionalità dell’azienda che è destinato a riflettersi sui servizi all’intero Paese, soprattutto in considerazione dei programmi di investimento nazionali nella banda ultra larga e la digitalizzazione delle infrastrutture pubbliche e private.

Un Governo degno di questo nome non può ignorare il disagio di centinaia di cittadini che potrebbero ricadere drammaticamente a breve sotto la soglia di povertà, né i rischi per la competitività dell’intero sistema Paese. Ci assicureremo che tutto ciò non venga ignorato.

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